La Biblioteca Comunale Paroniana dell’Umbilicus Italiae, a Rieti, ha ospitato per quattro giorni (dal 17 al 20 novembre) RiEvoluzione. Un’altra economia, un’altra società, il primo seminario nazionale dell’Arci su ambiente, clima, beni comuni e stili di vita. Sarà forse per la presenza nell’atmosfera di residui di vita consacrata – la Biblioteca era un tempo un convento – che il numeroso gruppo di soci provenienti da quasi tutte le Regioni d’Italia ha partecipato in un silenzio operoso, con attenzione e persino spesso con puntualità. Computer e cellulari, senza che qualcuno lo imponesse o suggerisse, erano pressocchè assenti, sostituiti dall’ascolto e dal confronto a tratti divertito. Stefano Bartolini, docente di economia politica e autore di Manifesto per la felicità, era compiaciuto che una volta tanto si potesse parlare senza l’assillo di dati e di cifre e con la percezione che anche i presenti fossero come lui persuasi della necessità di operare finalmente il passaggio ad una società del benessere, scalzando quella dell’infelice ben-avere. Tutto, sia chiaro, non può disgiungersi da un nuovo approccio alla natura, finalmente liberata dalla finanziarizzazione, dal business e dalla strumentale evocazione che anche la Banca Mondiale ne fa quando nei suoi documenti, ricorrendo allo ‘sviluppo sostenibile’, tenta l’assimilazione del linguaggio altrui. Certo, preoccupazioni e tentativi ad alto livello non sono mancati e, come ci ha ricordato Giuseppe De Marzo, anche Gordon Brown, da Premier britannico, aveva qualche anno fa caldamente invitato i suoi colleghi a partecipare alla Conferenza ONU di Copenaghen: «non esiste un piano B… se non raggiungiamo un accordo adesso… sarà irreparabilmente troppo tardi». A qualche anno di distanza non gli ha però fatto eco il Ministro (straniero) dell’Ambiente del Governo Monti, Corrado Clini: appena eletto ha subito esordito tessendo le lodi della tecnologia nucleare quasi si fosse assentato dall’Italia nel periodo in cui la maggioranza dei cittadini metteva una ‘pietra tombale’ sul ritorno all’energia dell’atomo. L’imprudente inquilino del Dicastero ha così servito su un ‘piatto d’argento’ la replica del nostro relatore e mattatore, Massimo Scalia, che con efficaci divagazioni dialettali ha liquidato ogni possibile nostalgia nuclearista con: «so’ tutte fregnacce». Ambiente, giustizia sociale, stili di vita… tutto si tiene. Se Adriano Labbucci, che ci ha presentato il suo Camminare una rivoluzione, è solito avventurarsi con alcuni amici sul mitico Grande Raccordo Anulare di Roma – che, per dirla con Guzzanti, «devi stà attento, buttatte in tempo», Marco Bersani ci esorta alla democrazia della partecipazione, che ha recentemente permesso a milioni di persone di convocarsi ai seggi per affermare che «acqua vuol dire democrazia». Democrazia e interazione con chi ci circonda hanno fatto breccia, come ci ha sottolineato un esponente del movimento, tra le persone che si ritrovano a manifestare in Val di Susa e che appartengono a mondi ritenuti assai diversi: ragazzi di fede comunista con fedeli cattolici che affrontano la protesta con la preghiera e l’anziano ex imprenditore che ha ritrovato la motivazione per la vita nell’incontro con gli altri. Da Rieti ce ne siamo andati, sì, con la scoperta dell’acqua calda di Marco – che decantandone i benefici per la salute, è riuscito a convincere più di uno a berne a caraffe – ma anche con la consapevolezza che l’Arci, come ci è stato riconosciuto dagli esterni, è in grado di esercitare un ruolo importante e di fare da cinghia di trasmissione tra ambiente, giustizia sociale e nuova economia. Info: verona@arci.it
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